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Monte Tabor a Nazareth, il monte della trasfigurazione

Il Vangelo non dice dove il Signore si trasfigurò. Accenna soltanto ad una “alta montagna” della Galilea (Mc 9,2; Mt 17.1) che nella seconda lettera di Pietro, dove l’episodio è di nuovo ricordato, diventa con chiaro riferimento teologico, la “santa montagna” (2Pt 1,13-18). Ma la tradizione della comunità cristiana di Palestina, fin dai primi secoli, ha dato un nome a questa montagna precisando che si trattava del Tabor. Nel “Transito della Beata Vergine Maria” uno dei tanti apocrifi relativi alla morte e assunzione della Madonna il cui nucleo è da datarsi al II-III sec. D.C., si narra che giunta l’ora del transito della Vergine, scese Cristo dal cielo con una moltitudine di angeli e accolse l’anima della sua diletta madre: “E fu tanto lo splendore di luce e il soave profumo scrive l’autore che tutti quelli che erano là presenti caddero sulla loro faccia come caddero gli Apostoli quando Cristo si trasfigurò alla loro presenza sul monte Tabor. Così pure leggiamo nell’Apocalisse apocrifa di S. Giovanni il Teologo: “Ascese al cielo il Signore nostro Gesù Cristo, io Giovanni, mi recai solo sul monte Tabor, là dove già ci aveva mostrato la sua divinità immacolata”. Tradizione fissatasi definitivamente nel IV sec. e generalizzata dalla liturgia. La Chiesa siriana ricorda la festa della Trasfigurazione come la festa del monte Tabor. Lo stesso si dica della liturgia della Chiesa Bizantina nella quale la festa è conosciuta con il nome di “To Taborion”.

Su questa montagna un giorno Gesù condusse i suoi discepoli prediletti. Il Tabor è situato all’estremità della pianura di Esdrelon a circa 20 km a sud ovest dei lago di Tiberiade e a 7 km a sud ovest di Nazaret, in linea d’aria, e si erge solitario sulla pianura (660 m di altezza). La sua importanza strategica, il verde che lo ricopre, la sua singolarità e il colpo d’occhio che dalla vetta si gode sulla regione circostante, hanno sempre affascinato il viaggiatore e il pellegrino e non poteva restare sconosciuto nella storia del popolo eletto. Sulla vetta ben presto i cristiani costruirono tre cappelle, lí dove, come nota un pellegrino del V sec., Pietro pieno di entusiasmo aveva gridato al Signore: “Signore è bene per noi stare qui. Se vuoi, farò qui tre tende: una per te, una per Mosè ed una per Elia”. Distrutte, ricostruite diverse volte attraverso i secoli, oggi sono incorporate nella degna basilica costruita agli inizi del secolo dall’architetto romano Barluzzi, dove noi abbiamo la possibilità oggi di raccoglierci in preghiera.